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Giovanni
Sesia Senza titolo - Tec. mista su tavola,
2004 cm 20X20 con cornice profonda cm 6 Informazioni: Fabbrica
Eos
Libri di
Giovanni
Sesia
Sesia e un artista particolare che si pone a metà fra pittura e
fotografia, rielaborando lastre e scatti con tratti ad olio. Paragonato
da
Flaminio Gualdoni a Dubuffet e a Manzù questo artista si sta imponendo sulla
scena nazionale e internazionale. L' opera che proponiamo è la
rielaborazione di un' immagine impressa su lastra di vetro di un
internato di un ospedale psichiatrico lombardo; l'artista ne ha
ristampato la foto e la ritoccata con i colori ad olio aggiungendovi
delle righe prevalentemente tratte da testi di psichiatria. Nobile il
suo intento, che è quello di rendere omaggio, attraverso il racconto
visivo, a persone che, talvolta prive di patologia, sono state costrette
a vivere nell'oblìo più assoluto.
Giovanni Sesia è nato a a Magenta (Milano), il 03.08.1955.
Mostre principali 1992/1998
- Finarte Milano, Mostra dei vincitori del "Premio Arte 1992" - 1992
- "La Nave Gallery", Milano, mostra collettiva - 1992
- "Il complesso di Edipo". Presentazione di Rossana Bossaglia, Galleria civica di arte moderna, Bovisio Masciago - 1992
- "Arte Fiera di Bologna" -1994
- "MIART, Parco di Novegro, Milano" - 1994
- "Carte d'artista", Villa Tanzi, Inveruno - 1994
- "MIART '95", Milano - 1995
- "La persistenza della memoria", Studio degli Angioli, Milano - 1995
- "Biblio-Teca", Galleria BVoragno, Busto Arsizio - 1995
- "Biblio-Teca", Libri d'artista, Premio Bancarella, Pontremoli - 1995
- "Percorsi dell'astrazione a Milano", Permanente, Milano - 1995
- "MIART '97" - 1997
- "Collettiva Fabbrica EOS" - 1998
- "Lo specchio di Narciso", Galleria Aquifante, Busto Arsizio - 1998
- "Misure uniche per la collezione", Young Museum, Revere(MN) - 1998
- "Misure uniche per la collezione", Pio Sidalizio dei Piceni, Roma - 1998
Mostre principali 1999
- "Small Stories" Fabbrica Eos
- "MIART 1999" Fiera di Milano
- "La Ragione Trasparente" Palazzo dei Congressi Coumayeur (AO)
- "1999 Collection" Fabbrica Eos Milano
Mostre principali 2000
- "Small Stories" Thet's Amore Milano
- "MIART 2000" Fiera di Milano
- "Segni Particolari" Ken Damy Brescia
- "Convivio" Fiera di Milano
- "Euro Point" Francoforte
- "Bottega dell'Arte" Lugano (CH)
- "Fabbrica
Eos" Milano
- "Galleria Prometeo" Catanzaro
Giovanni Sesia di
Flaminio Gualdoni
E' possibile che il volto si trasformi in una natura morta? Questo, certo, doveva
chiedersi Giovanni Sesia maneggiando le antiche lastre, rettaggio ultimo d'una storia di
esistenze. E ripensava, insieme, a ciò che conveniamo di chiamare vita, una sorta di
ambigua abitazione di spazio e tempo cieca di radice e di destino.
Ne poteva scaturire della letteratura, oppure l'ancoraggio alla tradizione recente d'una
iconografia che rammenta Dubuffet e Rainer e Boltanki e Serrano: come se l'antico
catalogo in progress di Close e il "lasciate una traccia del vostro passaggio" di Vaccari
avessero assunto il tono seppia del delirio normativo, del lombrosismo d'antan.
Sesia ha tuttavia scartato entrambe le prospettive. Ha lasciato depositare ogni arbitrio
memoriale e ogni ansia di politically correct e ci ha offerto, in ostensione cruda,
ossosa,
quelle facce: foto d'antenati altri a tutto, antenati, anche della fotografia, escrescenze nude
del codice occidentale di ritratto.
Proprio su quel codice, prosciugato a sua volta di retoriche, egli ha deciso di continuare a
operare.Una sedia e un panneggio, anch'essi figli d'un repertorio sedimentato (penso alla
plasticità reinventata d'un Manzù, all'ossessione visionaria d'un Lopez...) nel dire assenza e
straniamento di luogo, dell'ubi consistam del corpo. Una sedia e un pannaggio fotografati
e dipinti, fotografati e dipinti, in definitiva compressione dei codici visivi,di ricezione e
attribuzione di senso, prima che disciplinari. Una sedia e un panneggio, e talora un
bucranio, simbolo tra simboli d'una vanitas assaporata in lucido laicismo. Lì, con quelle
scritte velenose e imperfette, fomentate dall'ansia della cattura impossibile d'un senso: a
scialbare anch'esse, ultimo oltraggio, la condizione anch'essa mortale dell'immagine.
Antico, atavico è il soggetto del viaggio di Sesia; forte, nella tradizione, il solco in cui egli
si muove. D'oggi è però l'attraversamento definitivo, per interrogazioni
incontrattabili, dei
codici, la sfiducia nella capacità dell'immagine di farsi segno stabile e schiarito.
Questo, della mortalità dell'immagine - "se i quadri potessero gridare come porci scatenati!
E le immagini non morissero appena nate", così Novelli - è il vero dramma: e la follia
radicale: questa la mediatio mortis che Sesia ci dice.
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