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Giovanni Pellinghelli
del Monticello

Boris Godunov di
Modest Musorgskij

Dalla Russia con mistero

 
Dello stesso autore: Il Rigoletto di Giuseppe Verdi Gobbi e seduttori alla corte dei Gonzaga con tutti i libretti d'opera di Giuseppe Verdi

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Boris Godunov

Opera in un prologo e 4 atti di Modest Musorgskij

Libretto:
Modest Musorgskij

Personaggi

Boris Godunov
Xenia
Shuisky
Pimen
Marina Mnishek
Varlaam
Ostessa
Chernikovsky
Chruscev
L'ufficiale di polizia
Feodor
La nutrice
Shelkalov
Grigorj
Rangoni
Missail
L'innocente
Un boiardo
Lavitsky


.
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Chi di noi, al passaggio di una qualsiasi frontiera slava, anche quello che fu il semplice e dimesso valico triestino, non si è sentito almeno una volta percorrere da un fremito di impacciato timore, di timidezza guardinga e perfino un po' paurosa? Chi non ha tirato un lungo respiro di incoraggiamento a se stesso e deglutito con falsa disinvoltura avventurandosi in terra slava con la stessa sospettosa inquietudine di chi per la prima volta si azzardi a calpestare l'"Hinc sunt leones"?

Sarà forse perché l'ombra della Grande Madre Russia - non ancora del tutto stemperata e disciolta da tutto quanto è accaduto dalla Glasnost e dalla caduta del Muro di Berlino in poi e dai turbolenti sforzi di Gorbaciov ed Eltsin, anzi infittita dalle poco rassicuranti silhouettes dei neocapitalisti moscoviti - si estende bifronte fino alle sue più estreme lontananze, proiettando il duplice profilo di fazzoletti e sottogola da placida matrjoska e di squadrati cappottoni con colbacco di astrakan da gelida emissaria del KGB. Sarà perché il nostro immaginario collettivo è ipernutrito delle mitologie del troppo in fretta trascorso Ventesimo secolo - le spy-stories di John Le Carré e la Lubianka, "Gorky Park" e "Dalla Russia con Amore" - oppure sarà semplicemente l'impenetrabilità dell'anima slava.

Fitta e intricata come una foresta di misteri è infatti la storia della Russia e dei Russi. Qualche esempio?...

I furori sanguinari di Ivan il Terribile, vedovo troppo inconsolabile, folle omicida per la morte dell'amatissima moglie Anastasja Romanovna, una morte misteriosa, ça va sans dire: Misteriosa malattia o misterioso avvelenamento di una sposa troppo ascoltata e influente?

Scivolando giù per i secoli, nel novembre del 1825, la fine inaspettata in Crimea, lontano dagli occhi troppo attenti della corte di San Pietroburgo, dell'enigmatico, amletico zar Alessandro I, immaginificamente definito da Henri Troyat "La Sfinge del Nord". Per anni si sospettò che, travolto dal suo sempre più delirante misticismo, si fosse ritirato in Siberia a vivere come un santo eremita di nome Feodor Kusmich, ad espiare il rimorso di aver permesso l'assassinio del padre, lo zar pazzoide Paolo I. Il granduca Nikolaj Mikhailovich, un pronipote di Alessandro che studiò il caso - une ténébreuse affaire, per definirlo alla Balzac -, giustificò l'impressionante rassomiglianza dell'eremita siberiano col defunto Alessandro identificando Feodor Kusmich con un figlio illegittimo dello zar Paolo, il tenente di vascello Simon Pavlovich Velikij, anche lui più o meno squilibrato e affetto da manie religiose. Ma i sospetti continuarono, anche perché a corte tutti ricordavano come la salma dello Zar fosse arrivata a San Pietroburgo ormai sfigurata e irriconoscibile. Quanto al conte Vorontzov-Dashkov - il ministro di Alessandro III che, su ordine del sovrano, a fine Ottocento aveva segretamente aperto il sarcofago, rimanendo talmente provato dal frisson di quell'esperienza da cadere in una depressione mistica da cui non sarebbe più uscito - s'era lasciato più volte sfuggire d'aver trovata vuota quella tomba. Del resto, la maggior parte dei membri della famiglia imperiale ritenne sempre che Alessandro avesse effettivamente rinunciato al trono e si fosse dedicato ad una vita di preghiera e penitenza a Tomsk. Il mistero trovò conferma e si infittì nel 1921, quando il governo sovietico ordinò la riesumazione dei corpi dei sovrani inumati nella fortezza dei Santi Pietro e Paolo e il sepolcro di Alessandro I risultò effettivamente ed assolutamente vuoto.

continua

 

 

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