Arte e moda: Roma Villa Medici: 'Un
secolo di moda Creazioni e Miti del XX secolo' dal 25 novembre
all'1 febbraio 2004. La mostra rievoca l' evoluzione del costume dagli
inizi del XX secolo ad oggi in un percorso ideale che sintetizza le
tappe di cent' anni di storia della moda italiana attraverso,
l'esposizione delle piu' belle creazioni di alcuni tra i piu' noti
stilisti: Sorelle Fontana, Shubert, Emilio Pucci, Krizia,
Walter Albini, Valentino, Armani , Versace.
L' intento e' quello di valorizzare un patrimonio culturale d' interesse
internazionale e di documentare la trasformazione del gusto e del
costume mettendo in evidenza la creativita', l'abilita' artigianale e
industriale di queste realizzazioni. La moda nel ventesimo secolo ha
sempre cercato di collegarsi al mondo dell' arte: Jacques Doucet era
sostenitore di Henry Rousseau; Poiret usava per le stoffe i disegni di
Raoul Dufy; Schiaparelli e Chanel hanno interpretato o chiesto la
collaborazione di Dalì,
Picasso e
Cocteau. Fotografi come Man
Ray, Steichen, Hoynigen Huene, Horst, Avedon, Penn, Bailey, Klein e
altri legano la loro arte al prodotto della moda. La moda e' anche
legata al mondo della moda, da Antonioni a Godard. Arte e
moda: Le Sedie di
Etro e Zerodisegno Arte e moda:
Nasce il Museo permanente della Moda italiana; Bruce Weber: La moda, il
costume e la bellezza nell' Italia Antica; Gibo inaugura il suo unico
negozio italiano.Milano Moda Donna
Sentenza sulla
rimozione del crocifisso
e Polemica di Violante sulla mafia
La sentenza del giudice Mario Montanaro ha
imposto la rimozione del simbolo cristiano dall'aula della scuola statale
"Antonio Silveri" di Ofena (Aq), accogliendo la richiesta di Adel
Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia
Una croce libera da
imposizioni di Giovanni Colombo
Che sia un integralista islamico ad elevarsi a
difensore della laicità dello Stato è francamente paradossale. E spiega, a mio
avviso, la reazione - in alcuni casi altrettanto integralista - di
quanti, difendendo l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, ritengono
di proteggere se stessi, le proprie abitudini, la propria civiltà, che è
civiltà, non dimentichiamolo, dalle radici cristiane (non solo ma soprattutto
cristiane): da queste radici l'Europa ha tratto linfa per elaborare il concetto
di persona e per affermare il principio di tolleranza. "Soltanto una
cultura cristiana avrebbe potuto produrre un Voltaire
e un Nietzsche" (Eliot, citato
nel libro di G. Reale, Radici
culturali e spirituali dell'Europa. Per una rinascita dell'«uomo europeo» ,
Raffaello Cortina Editore). In una fase come questa di grande sbandamento
etico e culturale - prima ancora che politico e giuridico -, io fisserei due
punti (il primo da cittadino, il secondo da credente).
1. Lo Stato può imporre la presenza nei locali pubblici dei simboli
dell'identità nazionale italiana; può imporre la presenza della bandiera
tricolore o del ritratto del Presidente della Repubblica che "rappresenta -
come la Costituzione stabilisce - l'unità nazionale"; ma non può imporre
la presenza di un simbolo religioso, senza contraddire la sua laicità. Può
accettarne la presenza quando essa esprima un sentimento condiviso o quanto meno
rispettato anche dal non credente. Vige in questo caso la regola dell'unanimità:
se qualcuno si oppone, lo si toglie. 2. La trasmissione del Vangelo non
avviene per imposizione e il rispetto dell'altro appartiene, prima che al
politically correct, al mistero stesso di Dio. I cristiani ormai sanno che il
pluralismo religioso dell'Europa di oggi e di domani non è una provvisoria
sfortuna da cui pregare di essere liberati, ma la condizione concreta entro cui
dar ragione della propria speranza. Sanno, insomma, che alla spada
sguainata da Pietro, Gesù preferì il cammino verso la Croce: voler di nuovo
rendere obbligatorio ciò che è il segno radicale della gratuità, delle
braccia spalancate verso tutti, sarebbe profondamente anti-evangelico. La Croce
non va dunque imposta sul muro delle classi e degli edifici pubblici, e si può
anche togliere senza tragedie laddove c'è. In ogni caso, rimane simbolo eterno
di libertà fraterna, così eloquente da accogliere il bisogno di misericordia
di chiunque. Giovanni
ColomboPresidente nazionale della
Rosa Bianca Consigliere comunale di Milano - indipendente Ds @e-mailRecenti scritti su Gnomiz: Nonno
Nino, giudice delle due rose, Giulio Andreotti: Sorprende
la sorpresa
Carlo
Azeglio Ciampi: "Si tratta di una decisione non definitiva,
suscettibile di impugnazione. A mio giudizio il crocifisso nelle scuole è
sempre stato considerato non solo come segno distintivo di un determinato credo
religioso, ma soprattutto come simbolo di valori che stanno alla base della
nostra identità. Non a caso il filosofo laico Benedetto
Croce intitolò un suo saggio Perché
non possiamo non dirci cristiani".